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Miniere d’oro in Italia: storia, località e motivi dell’abbandono

today14 Ottobre 2025 10

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Pochi sanno che l’Italia, oltre ad essere la patria dell’arte e della cultura, è stata anche una terra d’oro. Nel nostro Paese esistevano infatti 51 miniere aurifere capaci di produrre fino a 580 kg di oro puro all’anno.
Oggi, però, da oltre 15 anni, nessuna di queste miniere è più attiva: sono state tutte chiuse o abbandonate, lasciando dietro di sé una storia fatta di fatica, progresso e, purtroppo, inquinamento.

Le origini delle miniere d’oro in Italia

Le prime tracce di estrazione aurifera in Italia risalgono all’epoca dell’Impero Romano, quando si raccoglieva l’oro dai fiumi e dai terrazzamenti.
Il primo documento ufficiale che attesta la presenza di miniere risale al 16 agosto 1291, con il trattato di pace di Saas Almagell, tra i conti di Biandrate e gli abitanti delle valli di Saas e Anzasca. In quel testo si menzionano gli “homines argentarii”, ovvero i minatori che utilizzavano il mercurio per estrarre l’oro.
L’attività mineraria rimase artigianale per secoli, fino all’Ottocento, quando grazie a capitali stranieri divenne un settore industriale vero e proprio.

Il Piemonte, cuore dell’oro italiano

La regione con il maggior numero di miniere d’oro è il Piemonte, che conta 44 siti minerari attivi in passato.
Alle pendici del Monte Rosa, nell’Alta Valle Anzasca, sorge il celebre complesso di Pestarena, considerato il più importante d’Italia. È proprio questo il sito citato nel trattato del 1291.
Negli anni d’oro, Pestarena arrivò a impiegare oltre 800 operai e nel 1942 raggiunse il record di 403 kg d’oro estratti in un solo anno.
La miniera fu chiusa nel 1961, dopo un tragico incidente in cui persero la vita quattro minatori.

La miniera d’oro di Furtei in Sardegna

Tra le eccezioni geografiche spicca Furtei, in Sardegna, l’unico sito aurifero situato al di fuori del Nord Italia.
Scoperta tra il 1988 e il 1991, la miniera fu l’ultima in attività nel Paese, fino alla chiusura definitiva nel 2009.
A differenza delle miniere alpine, quella di Furtei operava a cielo aperto, con l’asportazione progressiva dei materiali. In poco più di vent’anni furono estratte circa 5 tonnellate d’oro.
Oggi il sito è tristemente noto per i problemi ambientali lasciati dall’uso di sostanze tossiche e per la bonifica incompleta dell’area.

Perché in Italia non si estrae più oro

Nonostante il potenziale, le miniere d’oro italiane sono state abbandonate per una serie di motivi economici, ambientali e logistici.

  1. Bassa resa dei giacimenti – Nei filoni del Monte Rosa, il contenuto di oro per tonnellata di roccia è troppo basso per giustificare i costi di estrazione.

  2. Costi elevati di trasporto e sicurezza – Molte miniere si trovano sopra i 2.000 metri di altitudine, in zone difficilmente accessibili.

  3. Rischi ambientali – L’uso di sostanze come cianuro e arsenico comporta gravi rischi per l’ambiente e la salute umana.

  4. Normative più rigide – Dopo casi come quello di Furtei, le leggi ambientali sono diventate molto più severe, rallentando o bloccando nuovi permessi di scavo.

  5. Concorrenza estera – Paesi con manodopera più economica e leggi meno vincolanti producono oro a costi molto inferiori, rendendo l’attività in Italia poco conveniente.

Miniere d’oro: un tesoro dimenticato

Secondo i dati del database GeMMA dell’ISPRA, l’Italia conserva ancora un importante patrimonio minerario sotterraneo, ma oggi le ex miniere sono visitabili solo come musei o siti storici.
Rappresentano un affascinante capitolo di archeologia industriale che racconta non solo l’avidità dell’uomo, ma anche la sua capacità di convivere con la montagna, la fatica e il sogno dell’oro.

Scritto da: Fina Leocata

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