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Adescava uomini impegnati sui social: due anni di carcere alla “giustiziera dei tradimenti virtuali”

today10 Novembre 2025 15

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Si faceva chiamare la “giustiziera dei tradimenti virtuali” e sosteneva di voler difendere le donne dalle infedeltà online. In realtà, dietro quella missione personale si nascondeva una vera e propria persecuzione digitale.
Una donna di 55 anni, residente in Lombardia, è stata condannata dal tribunale di Prato a due anni e quattro mesi di reclusione per revenge porn, stalking, diffamazione e sostituzione di persona.

Assieme a lei è stato condannato anche il figlio trentenne, considerato suo complice, che l’aiutava a creare profili falsi sui social: per lui la pena è di un anno e otto mesi.

La trappola sui social

Tutto è iniziato nel 2020, quando la donna ha preso di mira un trentenne di Prato, completamente sconosciuto.
Usando un profilo falso, lo ha contattato e ha iniziato con lui uno scambio di messaggi a sfondo erotico. Dopo aver raccolto foto e chat, ha deciso di “smascherarlo” inviando tutto il materiale alla compagna dell’uomo, ai familiari, agli amici e perfino ai colleghi di lavoro.

Non contenta, ha anche stampato le conversazioni e le ha spedite per raccomandata all’azienda dove lavorava la compagna, per umiliarla pubblicamente.

Il figlio come complice

Durante il processo è emerso che la donna aveva pianificato tutto insieme al figlio, che si occupava di creare e gestire i profili falsi.
In più occasioni, madre e figlio hanno pedinato l’uomo per raccogliere foto e prove del presunto tradimento, trasformando la vicenda in una vera e propria ossessione.

Secondo l’accusa, la 55enne non sopportava il fatto che la coppia, nonostante tutto, fosse rimasta insieme. Per questo avrebbe continuato con un comportamento persecutorio, inviando nuovi messaggi e materiale compromettente.

La condanna

Il Tribunale di Prato ha giudicato la donna colpevole di tutti i reati contestati.
La sua “crociata morale” si è trasformata in una lunga serie di violazioni della privacy e atti persecutori.
Oltre alla condanna penale, dovrà risarcire la vittima per i danni morali e alla reputazione.

Una vendetta pericolosa

Il caso della “giustiziera dei tradimenti virtuali” riapre il tema del cyberbullismo e della giustizia privata sui social.
Molti casi di tradimento reale o presunto vengono oggi esposti online, ma la legge è chiara: la diffusione di materiale intimo senza consenso è un reato grave, punito dal codice penale.

Dietro l’apparente difesa delle donne, in questa storia, si nasconde una vendetta digitale che ha distrutto la vita di più persone.

Scritto da: Fina Leocata

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