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Le connessioni neurali, che si estendono su mani, piedi, petto e viso, si formano esplorando il mondo fisico. La visione degli schermi invece le taglia». Pensare di vietare del tutto video e cartoni animati ai propri figli può risultare una decisione piuttosto drastica e di difficile realizzazione. Quindi, se l’indicazione di base è di non superare mai le due ore al giorno fino ai 17 anni, è fondamentale capire quando è meglio concedere la visione. «Sicuramente i dispositivi digitali non vanno usati nei momenti che riguardano la scansione temporale delle routine. Quindi alla mattina, durante i pasti, prima di dormire. E soprattutto non vanno usati come regolatore emotivo». La scena è nota ai più: il bambino piange/strilla/si arrabbia/non vuole mangiare/dormire e via dicendo, l’adulto presente in quel momento gli allunga il primo device che si ritrova tra le mani. «Questo crea un circolo dopaminergico di dipendenza, saltando la vera gestione delle emozioni, che si sviluppa fino all’adolescenza. Ma allora sarà troppo tardi per tornare indietro. Facendoli diventare fruitori dei dispositivi digitali sin da piccoli, gli stiamo rubando quella capacità di esplorazione del mondo che poi non possono più riacquisire». Animazione ieri e oggi E così arriviamo a quel paio d’ore di tv al pomeriggio che «non hanno mai ammazzato nessuno», mamma Millenial dixit. Ha fatto il giro delle chat dei genitori, qualche mese fa, l’esperimento di una donna americana che ha sottoposto i figli a una dieta digitale a base di cartoon anni ’90 meravigliandosi degli effetti positivi (che si possono leggere qui). «Prima il tempo era scandito dai contenitori televisivi, puntate lunghe che permettevano ai bambini di annoiarsi e fare altro. Ora con l’on demand e gli algoritmi di intelligenza artificiale, i cataloghi si adattano ai desideri dei piccoli, creando targetizzazioni che favoriscono la dipendenza», spiega Boccacci per quanto riguarda la diversa modalità di fruizione. Per poi passare alla discrepanza tra le immagini sullo schermo e quelle della vita reale: «I bambini si “settano” su velocità e colori forti prodotti in digitale, ma la realtà analogica è più lenta. Questo genera un crash: a scuola come in famiglia, faticano a mantenere l’attenzione perché non riescono a ritrovare quel ritmo rapido a cui sono abituati davanti allo schermo». Una velocità per lo più sconosciuta a quanti hanno aspettato pomeriggi interi che Goku completasse la trasformazione in Super Saiyan.

today19 Novembre 2025 15

Sfondo
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Negli anni ’90 i pomeriggi davanti alla TV erano un rito: Holly e Benji, Sailor Moon, Esplorando il corpo umano, puntate lunghe, colori naturali e una fruizione lenta e lineare.
Oggi tutto è cambiato. I piccoli della Generazione Alpha vivono immersi in schermi, YouTube, on demand, tablet e smartphone, e l’esposizione è continua.

Ma quali sono i rischi? E cosa cambia davvero rispetto ai cartoni di una volta?

A spiegarlo è la pedagogista Maria Cristina Boccacci, che mette in guardia i genitori: “Colori irreali, velocità altissima e sovrastimolazione possono ostacolare lo sviluppo cognitivo, motorio e linguistico”.

I rischi degli schermi: ritardi motori, linguaggio povero e difficoltà di relazione

Secondo la pedagogista, i pericoli della sovraesposizione riguardano due aree principali:

1. Area motorio-percettiva

  • i bambini sviluppano una relazione “monodimensionale” con lo schermo

  • aumento della sedentarietà

  • rischio di obesità e problemi cardiovascolari

  • difficoltà a elaborare la realtà perché abituati a colori ipersaturi e immagini velocissime

Questi stimoli, infatti, non esistono nel mondo reale: ecco perché i piccoli faticano a riconoscerlo e ad adattarsi.

2. Area cognitivo-apprenditiva

Uno studio del Telethon Kid Institute è allarmante: tre ore di schermo al giorno tra 12 e 36 mesi comportano la perdita di:

  • 1.000 parole

  • 840 vocalizzi

  • 200 conversazioni con i genitori

Risultato: linguaggio più povero, relazioni indebolite e difficoltà nelle soft skills.

Le linee guida: zero schermi fino ai 4 anni

L’OMS e la Società Italiana di Pediatria indicano:

  • 0 ore di schermo tra 0 e 2 anni

  • massimo 1 ora al giorno tra 2 e 4 anni

La pedagogista è ancora più netta: “Io dico zero ore. Il bambino impara con tutto il corpo. Le connessioni neurali si formano esplorando il mondo fisico, non guardando uno schermo”.

Perché gli schermi non devono diventare un “regolatore emotivo”

Errore comune: usare il telefono per calmare il bambino quando piange o è nervoso.

Secondo Boccacci, questo crea un circuito dopaminergico di dipendenza:
il piccolo impara ad anestetizzare emozioni e frustrazioni con il digitale, invece di imparare a gestirle.

“La capacità di regolare le emozioni si sviluppa fino all’adolescenza. Se la rimpiazziamo con lo schermo, rischiamo di comprometterla”.

Cartoni animati anni ’90 vs cartoni di oggi: cosa cambia davvero

I cartoon anni ’90 avevano:

  • colori più naturali

  • movimenti più lenti

  • trame lunghe e lineari

  • puntate scandite da orari fissi

Oggi l’on-demand e gli algoritmi di IA creano una visione:

  • ultra-veloce

  • targettizzata

  • potenzialmente dipendente

  • costruita per trattenere l’attenzione con stimoli continui

I bambini si “tarano” su quel ritmo innaturale e, quando tornano nella realtà (scuola o casa), vanno in crash:
fatica di concentrazione, impazienza, irritabilità.

Un cambiamento culturale: dai pomeriggi con Goku all’on-demand infinito

Negli anni ’90 si aspettava settimane perché Goku completasse una trasformazione.
Oggi basta un click per avere subito un video nuovo, più veloce, più colorato, più stimolante.

Il tempo non esiste più, la noia nemmeno.
Eppure proprio la noia è fondamentale per sviluppare creatività, autonomia e regolazione emotiva.

I cartoni animati non sono tutti uguali.

I cartoni animati non sono tutti uguali.
Quelli di oggi, se consumati senza regole, possono:

  • alterare la percezione della realtà

  • impoverire il linguaggio

  • ridurre le relazioni

  • creare dipendenza emotiva

  • compromettere attenzione e apprendimento

Per questo è fondamentale limitare gli schermi, scegliere contenuti adeguati, non usarli per calmare i bambini e restituire ai più piccoli ciò che rischiano di perdere:
la capacità di esplorare il mondo reale.

Scritto da: Fina Leocata

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