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Fratelli minori più a rischio devianza: cosa rivela lo studio e perché entrano in gioco i genitori

today21 Gennaio 2026 10

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I fratelli minori avrebbero una maggiore probabilità di sviluppare comportamenti devianti o antisociali rispetto ai primogeniti. È quanto emerge da un’analisi scientifica che ha messo a confronto il percorso di vita di fratelli cresciuti nella stessa famiglia, rilevando come i secondogeniti risultino dal 20 al 40% più esposti a episodi di delinquenza rispetto ai fratelli maggiori.

Un dato che non riguarda il carattere o il DNA, ma che chiama in causa soprattutto le dinamiche educative e il ruolo dei genitori.


Ordine di nascita e comportamenti a rischio

Gli studiosi hanno osservato che, a parità di condizioni economiche e sociali, l’ordine di nascita influisce sul comportamento. I primogeniti tendono a crescere in un contesto più strutturato, con regole chiare e maggiore controllo, mentre i fratelli minori sperimentano spesso un ambiente più flessibile, ma anche meno supervisionato.

Questa differenza, nel tempo, può tradursi in una maggiore esposizione al rischio.


Genitori più severi con il primo figlio

Secondo lo studio, i genitori – spesso in modo del tutto inconsapevole – cambiano atteggiamento con l’arrivo dei figli successivi. Con il primo figlio prevalgono attenzione, regole rigide e controllo costante; con i secondi e terzi subentra una maggiore permissività.

Meno limiti, meno controlli e più libertà possono però favorire:

  • comportamenti impulsivi

  • difficoltà nel rispetto delle regole

  • maggiore esposizione a contesti problematici


Il peso dell’emulazione e della rivalità

Un altro elemento chiave è il rapporto tra fratelli. I minori tendono spesso a imitare i maggiori, soprattutto se questi mostrano atteggiamenti trasgressivi. In altri casi, cercano di distinguersi assumendo un ruolo opposto: più ribelle, più provocatorio, più “visibile”.

Questo bisogno di affermare la propria identità può spingere verso scelte più estreme, soprattutto durante l’adolescenza.


Non un destino scritto

Gli esperti chiariscono che si tratta di tendenze statistiche, non di regole assolute. Essere fratello minore non significa essere destinati alla devianza. Il contesto familiare, la qualità del dialogo e la presenza di figure adulte coerenti restano fattori decisivi.


Cosa emerge dallo studio

La ricerca lancia un messaggio chiaro: l’educazione deve essere equilibrata per tutti i figli, indipendentemente dall’ordine di nascita. Attenzione, regole e ascolto non dovrebbero diminuire con l’esperienza dei genitori, ma adattarsi alle esigenze di ciascun figlio.


Una riflessione per le famiglie

Più che puntare il dito sui fratelli minori, lo studio invita a riflettere su come le differenze educative possano influenzare i comportamenti futuri. Ogni figlio ha bisogno di sentirsi seguito, riconosciuto e guidato allo stesso modo.

In definitiva, non è una questione di “figlio maggiore o minore”, ma di equilibrio educativo: crescere bene tutti, senza abbassare la guardia con nessuno.

Scritto da: Fina Leocata

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