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Generazione Z davvero meno intelligente? Cosa c’è dietro la polemica

today16 Febbraio 2026 78

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Un post pubblicato online ha acceso il dibattito sostenendo che la Generazione Z sarebbe “ufficialmente meno intelligente” rispetto alle generazioni precedenti. Il messaggio, diventato virale, ha rilanciato un tema delicato: il possibile declino delle capacità cognitive tra i giovani nati tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2010.

Ma quanto c’è di scientificamente fondato in questa affermazione?

Le parole del neuroscienziato

A essere citato è il neuroscienziato Jared Cooney Horvath, intervenuto davanti al Congresso degli Stati Uniti per parlare dell’impatto delle tecnologie sull’apprendimento.

Nel suo intervento ha dichiarato che le nuove generazioni mostrerebbero risultati inferiori in diversi ambiti cognitivi rispetto ai loro genitori alla stessa età. Tra le competenze citate: attenzione, memoria, lettura, calcolo e ragionamento.

Tuttavia, lo stesso Horvath ha successivamente precisato che il quoziente intellettivo (QI) misura soprattutto l’attitudine accademica e non può essere considerato sinonimo assoluto di intelligenza.

Il ruolo delle tecnologie digitali

Secondo il neuroscienziato, uno dei cambiamenti più rilevanti tra le generazioni sarebbe la rapida diffusione delle tecnologie educative e l’aumento del tempo trascorso davanti agli schermi.

Tra i riferimenti citati figurano anche i dati del programma internazionale PISA, che negli ultimi anni hanno evidenziato una stagnazione o un lieve calo nelle competenze di lettura e matematica in diversi Paesi.

Alcuni studi suggeriscono che un uso eccessivo dei dispositivi digitali possa incidere sulla concentrazione e sulle capacità linguistiche. Tuttavia, il rapporto causa-effetto non è ancora dimostrato in modo definitivo.

Intelligenza o cambiamento delle competenze?

È importante distinguere tra “intelligenza” e rendimento scolastico. Parlare di una generazione meno intelligente rischia di semplificare eccessivamente una realtà complessa.

Le competenze cognitive possono cambiare in base al contesto culturale, tecnologico ed educativo. La Generazione Z è cresciuta in un ambiente digitale permanente, che ha modificato modalità di apprendimento, attenzione e problem solving.

Conclusioni: prudenza prima dei giudizi

Al momento non esistono prove definitive per affermare che la Generazione Z sia meno intelligente delle precedenti. Gli studi evidenziano piuttosto possibili cambiamenti nelle abilità legate all’apprendimento tradizionale.

La ricerca scientifica invita alla cautela: servono analisi a lungo termine per comprendere davvero l’impatto delle tecnologie sullo sviluppo cognitivo.

Tra titoli sensazionalistici e dati scientifici, la verità è più articolata di quanto sembri.

Scritto da: Fina Leocata

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