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Compiti delle vacanze sì o no? Il pediatra: «Meglio un buon libro e più tempo per giocare»

today30 Agosto 2026 7

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Con la fine dell’estate si avvicina anche il momento della resa dei conti con i compiti delle vacanze. Quaderni ancora da terminare, pagine da leggere ed esercizi rimandati per settimane diventano spesso motivo di tensione tra genitori e figli.

Ma quanto è davvero importante trascorrere parte delle vacanze sui libri? Secondo Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria, qualche esercizio può essere utile, ma senza trasformarlo in un’ossessione.

L’estate, soprattutto per bambini e ragazzi, deve rimanere anche un periodo di riposo, gioco e libertà.

Meglio leggere che riempire pagine di esercizi

Se dovesse scegliere tra un tradizionale quaderno delle vacanze e un romanzo, Agostiniani preferirebbe il secondo.

«Un buon libro, capace di suscitare emozioni e riflessioni, vale più di mille esercizi», sostiene il pediatra.

La lettura permette infatti di continuare a stimolare la mente senza necessariamente riprodurre le dinamiche scolastiche. Una possibile attività potrebbe essere leggere uno o due libri durante l’estate e poi raccontare cosa hanno lasciato quelle storie, quali emozioni hanno provocato e cosa è rimasto maggiormente impresso.

Tre mesi di vacanza sono tanti

C’è però un aspetto da non sottovalutare: la pausa scolastica estiva italiana è particolarmente lunga.

Tre mesi lontani dalle lezioni possono rendere utile mantenere un minimo di allenamento, soprattutto per alcune competenze acquisite durante l’anno. La soluzione, però, non sarebbe quella di imporre ore e ore di studio quotidiano.

Secondo Agostiniani, dedicare un tempo limitato agli esercizi può essere positivo, purché non diventi il centro delle giornate estive.

Genitori, niente battaglie per i compiti

Il rischio è che il quaderno delle vacanze diventi motivo di continui litigi in famiglia.

Il pediatra invita quindi i genitori a responsabilizzare i figli senza ricorrere a minacce o pressioni eccessive. L’obiettivo dovrebbe essere quello di accompagnare bambini e ragazzi verso una maggiore autonomia, evitando che lo studio venga percepito esclusivamente come un’imposizione.

Anche perché le vacanze possono offrire occasioni educative che non passano necessariamente attraverso libri ed esercizi.

Dormire di più e cambiare orari? In estate si può

Durante le vacanze cambia inevitabilmente anche la routine: si va a dormire più tardi, ci si sveglia senza l’obbligo della scuola e le giornate diventano meno organizzate.

Secondo il pediatra, rompere temporaneamente gli schemi può fare bene.

Naturalmente, prima della riapertura delle scuole sarà necessario recuperare progressivamente gli orari abituali. Meglio farlo gradualmente negli ultimi giorni di vacanza, evitando di pretendere un cambiamento improvviso alla vigilia del ritorno sui banchi.

Anche annoiarsi serve a crescere

Ma il punto centrale riguarda il modo in cui bambini e ragazzi trascorrono il proprio tempo.

Oggi le loro giornate sono spesso organizzate fin nei minimi dettagli tra scuola, sport, corsi e altre attività. L’estate può invece diventare il momento nel quale recuperare uno spazio realmente libero.

Stare all’aperto, correre, giocare con gli amici, inventare qualcosa da fare, discutere e persino sbagliare sono tutte esperienze che contribuiscono alla crescita.

E anche la noia può avere il suo valore. Non sapere immediatamente cosa fare costringe infatti i bambini a utilizzare fantasia e autonomia.

Per questo il messaggio del pediatra è chiaro: i compiti possono trovare spazio nell’estate, ma non devono occuparla interamente. Tra mille esercizi e un pomeriggio trascorso a giocare, leggere o semplicemente inventarsi qualcosa da fare, anche il secondo può trasformarsi in una preziosa occasione per imparare.

Scritto da: Fina Leocata

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