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Torni dalle vacanze già stanco? Ecco perché può succedere

today7 Settembre 2026 6

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Partire per le vacanze stanchi e tornare ancora più stanchi. Sembra un controsenso, eppure al rientro dalle ferie sono molte le persone che faticano a riprendere i normali ritmi lavorativi.

Sveglia, traffico, appuntamenti, riunioni, scadenze e decine di notifiche possono improvvisamente sembrare insopportabili. La spiegazione più immediata è attribuire tutto alla fine delle vacanze.

Ma potrebbe esserci qualcosa di più.

Quella che comunemente chiamiamo sindrome da rientro potrebbe infatti essere anche il risultato di una stanchezza accumulata molto prima della partenza e mai realmente smaltita durante le ferie.

Siamo davvero capaci di andare in vacanza?

Il problema comincia da una domanda apparentemente banale: quando siamo in ferie, smettiamo veramente di lavorare?

Fino a qualche anno fa allontanarsi fisicamente dall’ufficio rendeva più semplice interrompere almeno temporaneamente l’attività professionale.

Oggi l’ufficio può stare dentro uno smartphone.

Le mail arrivano ovunque, i gruppi di lavoro continuano a produrre messaggi e una richiesta apparentemente urgente può raggiungerci mentre siamo in spiaggia, in montagna o seduti al ristorante.

A quel punto la tentazione di rispondere è forte: “Ci vogliono soltanto due minuti”.

Ma quei due minuti possono essere sufficienti per riportare la mente al lavoro.

Lo smartphone ha cancellato il confine tra ufficio e ferie?

Non è la tecnologia in sé a impedire di riposare. Smart working e strumenti digitali possono offrire maggiore libertà e flessibilità.

Il problema nasce quando essere raggiungibili diventa sinonimo di dover essere sempre disponibili.

Secondo i dati riportati, il 32,5% dei dipendenti italiani dichiara che gli viene richiesta reperibilità anche al di fuori dell’orario di lavoro.

Il 52,2% sostiene inoltre di effettuare almeno un’ora di straordinario alla settimana, mentre il 48,5% afferma che questo tempo aggiuntivo non viene retribuito.

In questo contesto, spegnere tutto nel momento in cui iniziano le ferie può diventare molto più difficile di quanto sembri.

Puoi spegnere il computer e continuare a lavorare con la testa

C’è poi un problema che nessun pulsante può risolvere.

Anche lasciando il computer a casa e disattivando le notifiche, possiamo continuare a pensare al lavoro.

La riunione prevista al ritorno, una questione rimasta irrisolta, le mail che probabilmente si stanno accumulando o quella scadenza che ci aspetta pochi giorni dopo la fine delle ferie.

Fisicamente siamo in vacanza, mentalmente siamo ancora in ufficio.

Ed è proprio questa distanza psicologica dal lavoro a essere fondamentale per un recupero efficace.

Non leggere la posta elettronica per una settimana non garantisce automaticamente di sentirsi riposati se continuiamo a ripercorrere mentalmente problemi e impegni professionali.

Poi arriva il giorno del rientro

Durante le vacanze cambia anche il nostro rapporto con il tempo.

Possiamo svegliarci senza la sveglia, fare colazione più tardi, decidere liberamente come trascorrere la giornata e modificare i programmi senza dover rendere conto a un’agenda.

Il ritorno al lavoro ripristina improvvisamente una struttura molto diversa.

Orari, appuntamenti, riunioni, telefonate e scadenze tornano a occupare gran parte della giornata.

Il passaggio può quindi richiedere un periodo di adattamento, soprattutto quando avviene bruscamente.

Se partiamo esausti, le ferie potrebbero non bastare

C’è però un’altra questione ancora più importante.

Il livello di energia con cui torniamo al lavoro dipende anche dalle condizioni nelle quali siamo arrivati alle vacanze.

Se abbiamo accumulato per mesi stress e stanchezza, una settimana o due di pausa potrebbero non essere sufficienti per recuperare completamente.

E se una parte delle ferie viene trascorsa continuando a rispondere a messaggi e telefonate professionali, il tempo effettivamente dedicato al recupero si riduce ulteriormente.

È come cercare di ricaricare una batteria continuando contemporaneamente a utilizzarla.

Le aziende cominciano a preoccuparsi del burnout

La questione non riguarda soltanto il benessere individuale.

Secondo la Salary Guide 2026 di Hays Italia, il 32% delle aziende indica la prevenzione dell’esaurimento lavorativo tra gli aspetti importanti per evitare di perdere nuovi talenti.

Un dato che mostra come il rapporto tra benessere e lavoro stia diventando anche un problema organizzativo.

Dipendenti costantemente stanchi e sotto pressione possono essere più propensi a cercare un ambiente professionale differente.

Forse il problema non sono le ferie, ma gli altri undici mesi

Ecco allora il vero punto.

Non possiamo pretendere che una o due settimane di vacanza riparino automaticamente mesi di stress, giornate troppo lunghe e una disponibilità professionale praticamente continua.

Il recupero dovrebbe trovare spazio anche durante l’anno.

Carichi di lavoro sostenibili, maggiore autonomia, flessibilità, una leadership capace di organizzare correttamente il lavoro e momenti nei quali sia realmente possibile disconnettersi possono essere altrettanto importanti delle ferie.

La sindrome da rientro, quindi, potrebbe non raccontare soltanto quanto ci manca la vacanza appena terminata.

Può diventare una domanda molto più scomoda: se dopo le ferie siamo ancora esausti, forse il problema non è tornare al lavoro, ma il modo in cui abbiamo lavorato fino al giorno prima di partire.

Scritto da: Fina Leocata

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