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Esiste l’abbraccio perfetto? La scienza prova a rispondere

today27 Gennaio 2026 20

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Gli abbracci non sono tutti uguali e non hanno lo stesso effetto su chi li riceve. Secondo una ricerca condotta dalla University of London – Goldsmiths, esistono però alcune caratteristiche che rendono un abbraccio più piacevole e benefico dal punto di vista emotivo. Questo non significa che esista una formula universale, ma che durata, modalità e contesto fanno davvero la differenza.

La ricerca sugli effetti dell’abbraccio

Lo studio ha coinvolto 45 studentesse universitarie, bendate e abbracciate da una ricercatrice per tempi diversi: 1, 5 e 10 secondi, utilizzando due tipologie di abbraccio (con le braccia incrociate dietro la schiena oppure intorno al collo e alla vita). Successivamente, le partecipanti sono state abbracciate anche dai propri partner. Ogni persona ha sperimentato in totale sei abbracci, valutandoli poi in base alle emozioni provate.

I risultati mostrano che gli abbracci troppo brevi, inferiori al secondo, vengono percepiti come freddi e poco gratificanti. Al contrario, quelli troppo lunghi, soprattutto tra sconosciuti, possono generare imbarazzo. La durata più apprezzata si colloca tra i 5 e i 10 secondi, considerata la più equilibrata e rassicurante.

Modalità e postura: non è solo questione di tempo

Un secondo studio osservazionale ha analizzato 100 coppie di studenti mentre si abbracciavano in pubblico, raccogliendo dati su genere, altezza e tipo di relazione. È emerso che due abbracci su tre avvengono con le braccia incrociate dietro la schiena, una modalità particolarmente diffusa tra uomini e nelle coppie maschili.

Quando l’altezza delle persone coinvolte è simile, l’abbraccio incrociato è più frequente. Al contrario, in presenza di una maggiore differenza di statura, si tende a preferire l’abbraccio con le braccia intorno al collo e alla vita. Quest’ultimo è più comune nei contesti romantici, dove anche una pressione maggiore viene percepita come positiva.

Cosa accade nel cervello quando ci abbracciamo

Dal punto di vista biologico, un abbraccio che dura almeno cinque secondi stimola il rilascio di ossitocina, l’ormone legato all’affetto e alla fiducia, e contribuisce a ridurre il cortisolo, responsabile dello stress. Questo meccanismo aiuta a sentirsi più calmi, protetti e rilassati.

Gli abbracci troppo rapidi, invece, non permettono l’attivazione di questa risposta chimica e risultano meno efficaci sul piano del benessere emotivo.

Cultura e vissuto personale contano più di ogni regola

La ricerca evidenzia anche forti differenze culturali. Nei Paesi mediterranei, gli abbracci sono più frequenti e prolungati, mentre nelle culture nordeuropee e asiatiche il contatto fisico è più limitato e formale, soprattutto tra uomini.

Anche l’esperienza personale gioca un ruolo chiave: chi è cresciuto in ambienti familiari affettuosi tende ad apprezzare maggiormente gli abbracci, mentre chi ha ricevuto poco contatto fisico da bambino può provare disagio da adulto.

Esiste davvero l’abbraccio perfetto?

La conclusione degli studiosi è semplice: l’abbraccio perfetto non esiste. Esiste però l’abbraccio giusto per la persona, il momento e il contesto. Rispettare i confini emotivi altrui è fondamentale tanto quanto offrire vicinanza.

In fondo, un buon abbraccio è quello che fa sentire bene entrambe le persone.
E, quando non è gradito, anche il non abbracciare può essere una forma di rispetto.

Scritto da: Fina Leocata

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