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In Italia le donne studiano di più, ma nel lavoro restano le disuguaglianze

today20 Giugno 2026 5

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Il Rapporto AlmaLaurea evidenzia il divario tra formazione e occupazione

Le donne italiane continuano a distinguersi nel percorso universitario. Sono infatti più numerose tra i laureati e, nella maggior parte dei casi, ottengono risultati accademici migliori rispetto ai colleghi uomini. Tuttavia, una volta conclusi gli studi, il loro ingresso nel mondo del lavoro si rivela spesso più complesso.

A fotografare questa situazione è il XXVIII Rapporto AlmaLaurea, che mette in evidenza come il divario di genere continui a influenzare opportunità professionali, retribuzioni e prospettive di carriera.

Più laureate, ma meno occupate

Le donne rappresentano oggi la maggioranza dei laureati italiani. Nonostante questo importante risultato, il tasso di occupazione femminile continua a essere inferiore rispetto a quello maschile.

La situazione appare particolarmente evidente nel Mezzogiorno, dove le difficoltà di accesso al mercato del lavoro risultano ancora più marcate.

Secondo il rapporto, gli uomini laureati hanno maggiori probabilità di trovare un impiego e di ottenere condizioni economiche più favorevoli.

Le discipline STEM restano una sfida

Uno degli aspetti che emergono dall’indagine riguarda la scelta dei percorsi universitari.

Le donne continuano a essere meno presenti nelle discipline STEM, cioè nei corsi legati a scienza, tecnologia, ingegneria e matematica. In questi ambiti la componente femminile si ferma al 40,5%.

Molte studentesse continuano invece a preferire percorsi linguistici, psicologici e umanistici, contribuendo a mantenere uno squilibrio che si riflette successivamente anche sul mercato del lavoro.

Il divario salariale continua a esistere

Anche sul fronte delle retribuzioni persistono differenze significative.

I dati mostrano che gli uomini percepiscono in media stipendi superiori rispetto alle donne, con una differenza che si attesta intorno ai 67 euro netti mensili.

Una distanza che tende ad aumentare nel corso della carriera e che spesso si accentua con l’arrivo dei figli.

Il peso delle differenze territoriali

Oltre al divario di genere, continua a pesare quello geografico.

Chi vive e lavora nel Nord Italia ha maggiori opportunità occupazionali rispetto a chi risiede nel Sud. Secondo il rapporto, la probabilità di trovare lavoro è superiore del 34,8% nelle regioni settentrionali.

Un dato che conferma come le disuguaglianze territoriali continuino a rappresentare uno dei principali problemi del Paese.

Sempre più giovani scelgono con attenzione il proprio futuro

Rispetto al passato, i laureati sono anche meno disposti ad accettare qualsiasi lavoro pur di entrare nel mercato occupazionale.

Molti giovani cercano impieghi che valorizzino le competenze acquisite durante gli studi e garantiscano una retribuzione adeguata. Cresce inoltre l’interesse verso forme di lavoro flessibili, come lo smart working, considerate utili per migliorare l’equilibrio tra vita privata e professionale.

L’Italia resta indietro in Europa

Nonostante l’aumento dei laureati negli ultimi anni, l’Italia continua a occupare una posizione poco favorevole nel confronto europeo.

Secondo i dati Eurostat, soltanto il 31,1% dei giovani tra i 25 e i 34 anni possiede una laurea, una percentuale inferiore rispetto alla media dell’Unione Europea.

Un dato che evidenzia la necessità di investire ulteriormente nell’istruzione e nella formazione delle nuove generazioni.

Una sfida ancora aperta

Il quadro delineato da AlmaLaurea mostra una realtà fatta di progressi e contraddizioni.

Le donne continuano a ottenere risultati eccellenti negli studi universitari, ma incontrano ancora ostacoli significativi nel percorso professionale. Ridurre le differenze di genere e territoriali rappresenta una delle sfide più importanti per il futuro del mercato del lavoro italiano.

Scritto da: Fina Leocata

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