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Caffè, una tazzina al giorno può fare bene? Ecco cosa hanno scoperto gli studi su intestino, cervello e fegato

today27 Luglio 2026

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Per milioni di italiani il caffè è un rito irrinunciabile. C’è chi non riesce a iniziare la giornata senza un espresso e chi lo considera il momento perfetto per una pausa durante il lavoro. Ma dietro una semplice tazzina si nasconde molto più della caffeina che aiuta a combattere la sonnolenza.

Negli ultimi anni numerose ricerche scientifiche hanno approfondito gli effetti del caffè sulla salute, evidenziando come un consumo moderato possa essere associato a benefici che coinvolgono l’intestino, il fegato, il cervello e persino il metabolismo. Gli esperti, tuttavia, ricordano che il caffè non è una medicina e che i suoi effetti possono variare da persona a persona.

Le sostanze preziose contenute nel caffè

Un espresso contiene pochissime calorie, soprattutto se bevuto senza zucchero, ma è ricco di composti naturali biologicamente attivi.

Oltre alla caffeina, la sostanza più conosciuta, sono presenti polifenoli, acidi clorogenici, melanoidine e altri antiossidanti che aiutano a contrastare i danni provocati dai radicali liberi e partecipano a numerosi processi metabolici.

È proprio la combinazione di queste molecole ad aver attirato l’interesse della comunità scientifica negli ultimi anni.

Il rapporto tra caffè e microbiota intestinale

Tra gli ambiti più studiati c’è quello che riguarda il microbiota intestinale, cioè l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nell’intestino e svolgono un ruolo fondamentale per la salute.

Una parte delle sostanze presenti nel caffè raggiunge il colon senza essere assorbita e viene utilizzata come nutrimento dai batteri “buoni”. Questo potrebbe favorire una maggiore biodiversità del microbiota, caratteristica generalmente associata a un migliore equilibrio dell’organismo.

Alcuni microrganismi, inoltre, producono il butirrato, una sostanza che contribuisce a mantenere integra la mucosa intestinale e a regolare i processi infiammatori.

Può influenzare anche il buonumore?

Il benessere dell’intestino è strettamente collegato a quello del cervello attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello.

Per questo motivo gli effetti del caffè potrebbero riflettersi anche sull’umore. La caffeina stimola il sistema nervoso centrale e favorisce il rilascio di sostanze come dopamina e noradrenalina, migliorando attenzione, prontezza mentale e capacità di concentrazione.

Alcuni studi osservazionali hanno inoltre rilevato che chi beve regolarmente caffè presenta, in media, un minor rischio di sviluppare sintomi depressivi. Tuttavia gli studiosi precisano che si tratta di associazioni statistiche e non della prova che il caffè sia in grado di prevenire la depressione.

Benefici anche per fegato e cervello

Tra gli organi che sembrano trarre vantaggio dal consumo moderato di caffè c’è anche il fegato.

Diversi studi hanno osservato una minore incidenza di steatosi epatica, cirrosi e tumori del fegato nelle persone che consumano abitualmente questa bevanda.

Anche il cervello è al centro dell’attenzione dei ricercatori. Alcune evidenze suggeriscono infatti che bere due o tre caffè al giorno possa essere associato a un rischio inferiore di sviluppare malattie neurodegenerative come il Parkinson e l’Alzheimer.

Gli esperti sottolineano però che il caffè rappresenta solo uno dei tanti fattori che possono influenzare la salute e non sostituisce uno stile di vita corretto.

Qual è la quantità ideale?

Secondo le indicazioni delle autorità europee per la sicurezza alimentare, per un adulto sano un consumo di caffeina fino a circa 400 milligrammi al giorno è generalmente considerato sicuro.

Tradotto nella pratica significa, indicativamente, tra tre e cinque tazzine di espresso, anche se la quantità può variare in base alla miscela utilizzata e al metodo di preparazione.

Molti studi individuano nella fascia compresa tra due e quattro caffè al giorno quella in cui sembrano concentrarsi i maggiori benefici.

Chi è particolarmente sensibile alla caffeina può scegliere il caffè decaffeinato, che conserva gran parte dei polifenoli e delle sostanze antiossidanti.

Attenzione a zucchero e preparazione

Anche il modo in cui il caffè viene preparato può fare la differenza.

Il caffè filtrato trattiene parte di alcune sostanze naturalmente presenti nei chicchi, mentre moka ed espresso ne conservano quantità maggiori.

Dal punto di vista nutrizionale, però, il vero problema spesso non è il caffè, ma ciò che viene aggiunto nella tazzina. Zucchero, panna, creme e sciroppi possono aumentare notevolmente l’apporto calorico, trasformando una bevanda quasi priva di calorie in un dessert.

Consumato con moderazione, senza eccedere con gli zuccheri e inserito all’interno di un’alimentazione equilibrata, il caffè continua quindi a confermarsi una delle bevande più studiate al mondo, capace di offrire non solo un momento di piacere, ma anche potenziali benefici per la salute.

Scritto da: Fina Leocata

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