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Sette vacanze all’anno per vivere meglio: la scienza spiega perché dovremmo staccare più spesso

today17 Agosto 2026

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Altro che aspettare agosto per concedersi finalmente due settimane di ferie. Per combattere lo stress sarebbe meglio fare più vacanze durante l’anno, anche brevi, distribuendo i giorni di riposo invece di concentrarli tutti in un unico periodo.

L’idea nasce dagli studi che hanno analizzato gli effetti delle vacanze sul benessere psicofisico: il beneficio dello stacco dalla routine è reale, ma tende progressivamente a diminuire dopo il ritorno alla vita quotidiana.

Da qui una strategia molto più piacevole: programmare una pausa ogni sette-otto settimane, arrivando così a circa sette momenti di vacanza nell’arco dell’anno.

Perché sette vacanze sarebbero meglio di una

Non bisogna immaginare sette settimane trascorse alle Maldive.

Per “vacanza” può essere sufficiente anche un weekend lungo, tre o quattro giorni fuori casa o comunque un periodo nel quale si riesce davvero a interrompere il ritmo abituale.

Il principio è semplice: recuperare più volte durante l’anno anziché arrivare completamente esausti alle ferie estive.

Una lunga vacanza può certamente farci sentire rigenerati, ma una volta tornati al lavoro il suo effetto positivo tende inevitabilmente ad attenuarsi.

Il beneficio delle ferie non dura per sempre

Dopo il rientro ricominciano sveglie, traffico, appuntamenti, email, scadenze e impegni.

Nel giro di alcune settimane quella sensazione di leggerezza conquistata durante le ferie può quindi lasciare nuovamente spazio alla routine.

Avere già programmato una nuova pausa relativamente vicina permette invece di spezzare l’anno in periodi più brevi e potenzialmente più gestibili.

E c’è anche un altro elemento interessante: il benessere può cominciare ancora prima della partenza, perché organizzare e aspettare un viaggio rappresenta per molte persone una fonte di emozioni positive.

Cosa succede quando finalmente stacchiamo

Cambiare ambiente significa interrompere almeno temporaneamente gli automatismi della quotidianità.

Durante una vacanza generalmente camminiamo di più, trascorriamo maggiore tempo all’aperto, incontriamo persone, scopriamo posti nuovi e abbiamo meno occasioni di pensare continuamente al lavoro.

La novità offre nuovi stimoli al cervello, mentre la riduzione delle pressioni quotidiane può favorire rilassamento, qualità del sonno, umore e capacità di concentrazione.

A condizione, naturalmente, di andare davvero in vacanza e non trasferire semplicemente email, riunioni e notifiche dall’ufficio alla spiaggia.

Una pausa ogni due mesi

Applicare questa filosofia non è poi così impossibile.

Una breve vacanza dopo le festività invernali, qualche giorno in primavera, un ponte, un weekend lungo all’inizio dell’estate, le ferie tradizionali, una pausa a settembre e un’altra durante l’autunno.

Senza necessariamente aumentare i giorni complessivi di ferie, si può cambiare il modo in cui vengono distribuiti.

E potrebbe esserci anche un vantaggio economico: viaggiare più volte fuori dall’altissima stagione permette spesso di trovare destinazioni meno affollate e prezzi più convenienti.

Le micro-vacanze contro il burnout

Il concetto si inserisce anche nel crescente dibattito sul burnout, cioè quella condizione di esaurimento legata a uno stress lavorativo cronico non gestito efficacemente.

Naturalmente una vacanza non può risolvere da sola problemi lavorativi strutturali né rappresentare una terapia. Può però diventare uno degli strumenti utili per proteggere gli spazi dedicati al recupero.

Il vero cambiamento consiste quindi nel non considerare più le ferie come un premio da concedersi soltanto quando siamo esausti.

Non esiste un numero magico valido per tutti

Dire che servono esattamente sette vacanze all’anno sarebbe comunque una semplificazione.

Non esiste una formula universale: molto dipende dal tipo di lavoro, dagli impegni familiari, dalle possibilità economiche e soprattutto dalla capacità di riuscire realmente a disconnettersi.

Il messaggio che emerge è però molto più semplice: staccare più spesso può essere meglio che aspettare un’unica grande vacanza per recuperare un intero anno di stress.

E allora la domanda non dovrebbe più essere soltanto “quando vai in ferie?”, ma forse: quanto manca alla tua prossima pausa?

Scritto da: Fina Leocata

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